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E' possibile fare spazio all’amore?

22 set
Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 26 ott

Sempre più spesso capita di sentire quanto sia difficile, oggi, incontrare qualcuno con cui costruire una relazione.

Nonostante le occasioni per conoscere nuove persone attraverso applicazioni e social network siano aumentate esponenzialmente, per molti trovare un partner con cui condividere la propria vita rimane un desiderio difficile da realizzare.


Forse può essere utile interrogarsi su quale posto potrebbe trovare l'amore nella nostra vita. Che cosa significa, concretamente, essere disponibili a una relazione? E quale spazio ed energie siamo disposti a dedicarle?


Uno spazio da condividere


Una relazione banalmente ha bisogno di tempo: per incontrarsi, conoscersi, stare insieme e scoprire gradualmente che cosa ci attrae dell'altro. Non sempre è facile concedersi questo tempo, soprattutto quando il desiderio di trovare qualcuno si accompagna, in modo nascosto, all'urgenza o alla rassegnazione che quell'incontro possa portare a una relazione.


Accanto al tempo che dedichiamo all'incontro, conta evidentemente anche il modo in cui ci disponiamo a viverlo. La curiosità verso l'altro, il piacere di conoscersi fisicamente e la disponibilità a lasciarci coinvolgere sono aspetti che non possiamo imporci, ma che possiamo riconoscere e coltivare, accettando di non sapere, almeno all'inizio, che cosa potrà nascere.

È una condizione che chiede di esporsi, mettendo in gioco qualcosa di noi senza avere garanzie, ma non per questo dimenticando i propri valori, desideri ed esperienze passate, sapendo che solo il tempo potrà dirci domani ciò che ora può non essere chiaro.


Forse fare spazio all'amore significa anche questo: concedere all'incontro il tempo, la cura e la vivacità necessari perché possano prendere forma un sentimento e il desiderio di costruire qualcosa insieme.


Le ferite e la fiducia


Il modo in cui ci avviciniamo all'amore porta con sé anche la nostra storia. Le relazioni vissute, le delusioni e le ferite possono influenzare ciò che ci aspettiamo da un nuovo incontro, definire le modalità attraverso le quali ci affidiamo all'altro e allo stesso tempo riusciamo ad accoglierlo.

Dopo aver sofferto, può diventare difficile credere che una storia diversa sia davvero possibile. A volte possiamo proteggerci cercando di tenere una certa distanza senza coinvolgerci troppo, altre volte invece ci avviciniamo a qualcuno spinti dalla rabbia e dal timore che ciò che è accaduto in passato possa ripetersi.


Non è necessario aver risolto ogni conflitto o aver raggiunto una condizione di piena serenità per poter amare. Le nostre fragilità fanno parte della vita e possono accompagnarci anche dentro una relazione. Può essere utile, però, provare a riconoscere ciò che ci fa soffrire, le paure che ci trattengono e le aspettative che rischiano di condizionare il nostro modo di incontrare l'altro. Non per diventare finalmente immuni al dolore, ma per non permettere che siano soltanto le ferite a decidere quanto possiamo esporci, fidarci e lasciarci coinvolgere.


Amore e Psiche


In Il mito dell'analisi, il saggista e psicologo analista James Hillman riprende la favola di Amore e Psiche, narrata da Apuleio, per esplorare il rapporto tra Eros e la dimensione psichica. Eros è la forza dell'attrazione, della passione e del desiderio, capace di accendersi con una potenza che non dipende dalla nostra volontà. Mentre Psiche rappresenta la riflessione nelle difficoltà, la dedizione verso ciò che si ama e la capacità di renderlo duraturo. La storia non si esaurisce nell'incontro sensuale tra i due amanti. Quando Psiche perde Eros, per ritrovarlo deve affrontare prove difficilissime, nelle quali rischia persino la vita.

La favola ci racconta così qualcosa che va oltre l'intensità dell'innamoramento. Il fuoco di Eros può accendere un incontro, ma perché l'amore possa trovare una forma più stabile occorrono anche il tempo, la dedizione e la disponibilità ad attraversare le difficoltà. Non si tratta di sacrificare se stessi sull'altare di una relazione, ma di riconoscere che un legame richiede attenzione e che, nel costruirlo, anche noi siamo chiamati in qualche modo a cambiare.


Possiamo allora chiederci quanto tempo siamo disposti a dedicare alla conoscenza dell'altro, quanta parte di noi siamo pronti a mettere in gioco e che cosa siamo disposti a modificare perché un sentimento possa maturare e diventare una relazione. In fondo, amare significa anche accettare che costruire qualcosa insieme richieda più della sola intensità di ciò che proviamo.

 
 

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