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Ciò che sembra riportarci indietro

26 lug
Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 26 ott

Può capitare che, magari in un periodo della vita in fin dei conti sereno, qualcosa torni a turbarci. Un senso di ansia, la paura di non essere all'altezza o una vulnerabilità che credevamo di aver lasciato alle spalle possono farci sentire bloccati.


A volte basta una difficoltà sul lavoro, un contrasto con qualcuno o un nuovo progetto per far riemergere un malessere che sembra sproporzionato rispetto a ciò che sta accadendo.

E ci si può ritrovare a chiedersi perché, proprio adesso, ci si senta di ancora così.


Il ritorno di qualcosa di conosciuto


Possono esserci momenti in cui cominciamo ad avvertire qualcosa di familiare, un modo di sentirci che conosciamo bene, magari perché ci ha accompagnato in altri momenti della vita

La sensazione può essere quella di stare progredendo nella propria esistenza, eppure da un altro punto di vista si può percepire come di star tornando indietro.


Non è detto che ciò che proviamo oggi sia identico a ciò che abbiamo vissuto in passato: magari può ripresentarsi in una forma più lieve, oppure con un'intensità che ci sorprende. Eppure, in qualche modo, ci sembra di riconoscerlo.


Ciò che chiede di essere ascoltato


Ciò che ritorna può avere origini diverse. A volte si tratta di una sofferenza che non abbiamo avuto modo di elaborare fino in fondo, legata ad episodi che ci hanno ferito e che ancora possono condizionare il nostro modo di affrontare certe situazioni.

Altre volte il dolore può sembrare slegato da episodi specifici e portare l'individuo a esplorare emozioni mai imparate a riconoscere, desideri di cui non è stato consapevole, potenzialità che non hanno trovato spazio per esprimersi.


Affrontare ciò che ritorna non significa allora soltanto cercare di stare meglio, ma anche provare a comprendere che cosa, nella nostra esperienza, abbia bisogno di essere rielaborato e che cosa, invece, potrebbe finalmente trovare spazio per svilupparsi.

Che cosa, come un ricordo, può essere accolto e riparato, e che cos'altro, come un sogno, può venire espresso, per la prima volta, e concretizzato.


Tornare indietro per andare avanti


In Simboli della trasformazione, lo psichiatra e psicologo analista Carl Gustav Jung riflette sul significato della regressione, mostrando come il movimento verso il passato e verso il mondo interiore non sia necessariamente un segno di fallimento. Se da un lato tornare indietro può significare ritrovarsi alle prese con paure e sofferenze che credevamo superate, dall'altro può permetterci di ritrovare tesori profondi: risorse, possibilità e aspetti di noi che sono stati feriti e dispersi o che non hanno ancora trovato modo di esprimersi.

Il dolore che ritorna non è di per sé un'occasione di crescita, ma può diventarlo se siamo in grado di sostare in ciò che proviamo, comprendendone gradualmente le radici e riconoscendo ciò che, nella nostra esperienza, ha ancora bisogno di essere elaborato o sviluppato.


Non possiamo scegliere ciò che torna a farsi sentire, ma possiamo trovare un modo diverso di incontrarlo. Attraverso un percorso psicoterapeutico, per esempio, è possibile riprendere contatto con esperienze dolorose, cercando di avvicinarsi a esse con gradualità, riconoscendo gli schemi che continuano a condizionarci e dando spazio a possibilità personali rimaste a lungo inespresse.

Non si tratta di tornare indietro per rimanervi, né di forzare la ricerca di significati nascosti, ma piuttosto concedersi il tempo e le condizioni necessarie affinché ciò che riemerge possa essere compreso e trasformato. A volte, proprio là dove ci sembra di essere tornati al punto di partenza, può cominciare un movimento nuovo.

 
 

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