La sensazione di vivere sempre la stessa storia
- Jacopo Ferrari Trecate

- 7 giorni fa
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 2 giorni fa
Può capitare, a un certo punto della vita, di accorgersi che alcune situazioni sembrano ripetersi.
Cambiano le persone, cambiano i contesti, eppure alcune esperienze finiscono per assomigliarsi. C'è chi si ritrova spesso a sentirsi poco considerato nelle relazioni, chi incontra persone emotivamente distanti, chi vive gli stessi conflitti con partner diversi o ha la sensazione di dare molto e ricevere poco. Altre volte si ripete un senso di delusione, di esclusione o la difficoltà a sentirsi davvero compresi.
Quando queste esperienze tornano nel tempo, può emergere una domanda importante:
perché mi ritrovo sempre nelle stesse situazioni?
Quando alcune dinamiche si ripetono
Di fronte a una difficoltà relazionale è naturale concentrarsi soprattutto sull'altra persona. E in molti casi è giusto farlo: esistono relazioni che possono essere fonte di sofferenza, incomprensione o mancanza di rispetto.
A volte, però, il ripetersi di determinate esperienze può invitare a rivolgere lo sguardo anche verso di sé.
Non per attribuirsi colpe o responsabilità eccessive, ma per comprendere meglio il proprio modo di entrare nelle relazioni, ciò che ci aspettiamo dagli altri e le modalità con cui affrontiamo vicinanza, distanza, conflitto o delusione.
Spesso ci accorgiamo delle conseguenze di questi modi di stare con gli altri molto prima di comprenderne le origini.
Ciò che ci è familiare
Lo psicologo e psicoanalista John Bowlby ha evidenziato come le relazioni più significative della nostra vita contribuiscano a costruire aspettative su noi stessi, sugli altri e sul modo in cui i rapporti funzionano.
Questo non significa che il nostro destino relazionale sia già scritto o che ogni difficoltà dipenda dalle esperienze passate. Ci ricorda però che ciascuno di noi cresce sviluppando modalità affettive che, nel tempo, possono diventare familiari e automatiche.
Le esperienze relazionali più significative contribuiscono infatti a costruire aspettative sul modo in cui gli altri ci vedranno, ci accoglieranno o risponderanno ai nostri bisogni. Molte di queste aspettative operano in modo silenzioso: raramente ce ne accorgiamo mentre influenzano il nostro modo di interpretare ciò che accade nelle relazioni.
Proprio perché familiari, spesso tendiamo a riconoscerle come naturali, anche quando generano sofferenza.
Ciò che tende a ripetersi
Quando una modalità relazionale ci accompagna per molto tempo, può diventare difficile distinguerla da ciò che siamo.
Possiamo aspettarci di non essere compresi e rinunciare a farci conoscere davvero. Possiamo temere il conflitto e finire per evitare alcune conversazioni importanti. Oppure possiamo sentirci costantemente responsabili del benessere degli altri, dimenticando i nostri bisogni.
Spesso queste modalità non sono il risultato di una scelta consapevole. Sono modi di stare nelle relazioni che si sono costruiti nel tempo e che, proprio per questo, tendono a ripresentarsi in contesti diversi.
Accorgersi di queste ripetizioni non è sempre immediato. Talvolta richiede di fermarsi e osservare con curiosità ciò che accade nei propri rapporti, mettendo temporaneamente da parte il bisogno di trovare spiegazioni rapide o colpevoli da individuare.
La possibilità di qualcosa di nuovo
Comprendere queste dinamiche non significa trovare spiegazioni semplici a problemi complessi, significa piuttosto ampliare il proprio margine di scelta.
Quando iniziamo a riconoscere alcuni modi abituali di stare nelle relazioni, infatti, diventa possibile interrogarsi se continuano a rappresentarci oppure se, almeno in parte, appartengano a una storia che oggi può essere guardata in modo diverso.
Le relazioni non smettono di essere luoghi di incontro, differenza e imprevedibilità. Possono però diventare meno condizionate da automatismi consolidati e più aperte alla possibilità di costruire qualcosa di nuovo.
La psicoterapia può offrire uno spazio in cui questo lavoro di osservazione e comprensione trova tempo e continuità. Non per eliminare ogni difficoltà relazionale, ma per sviluppare una maggiore consapevolezza del proprio modo di stare con gli altri e sperimentare forme di relazione più libere e soddisfacenti.